ECHOES IN RAIN
l'incanto d'oriente
GIAPPONE,

Underwater (parte 2)

Fui destata dai miei pensieri da un altro messaggio.

Solo un gelato e ti riporto a casa. Giuro che non mordo.

Sorrisi leggendo quelle parole, sebbene fossi consapevole che in realtà la mia contentezza fosse scaturita soprattutto dal fatto che fosse stato lui a pronunciarle.
Mi morsi il labbro, chiedendomi per quale motivo stesse insistendo in quel modo da giorni, dandomi involontariamente false speranze su un ipotetico interesse nei miei confronti, di cui però mi nutrivo per tornare a sentirmi viva.
Ero sicura che non ci fosse alcuna malizia nei suoi modi di fare in quanto non mi aveva mai dato modo di pensare diversamente, ma continuavo a mantenere le distanze per il semplice motivo che eravamo entrambi fidanzati ed avevo paura di quanto mi sentissi coinvolta nei suoi confronti.
Improvvisamente ripensai a tutta l’insoddisfazione latente provata nel corso degli ultimi anni e al fatto che doveva pur esserci un motivo se stava prendendo il sopravvento proprio in quel momento.
Oltre al profondo affetto per la persona che mi era stata accanto e con cui avevo condiviso i momenti più importanti della mia vita, ero attaccata così tanto alla sua presenza che il pensiero di vederla svanire mi spaventava a tal punto da preferir rimanere in quello stato di limbo.
Ero una codarda.
Mi resi conto di dover fare qualcosa che servisse a scuotermi da quel tepore in cui mi ero esiliata e a farmi prendere una decisione.

CONTINUA

Maryrin