20
Giu
2020
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MIKO (巫女): le sacerdotesse Shintō

Quante volte vi sarà capitato di vedere negli anime delle ragazze vestite come Rei Hino di Sailor Moon o Kikyo di Inuyasha e di chiedervi per quale motivo?  

Direi che quindi sia giunto il momento di scoprirlo insieme!


COSA SONO LE MIKO?
Miko (巫女), o sacerdotessa, è il termine che viene utilizzato per indicare le donne che sono al servizio dei santuari Shintō e che per secoli hanno eseguito danze kagura (神楽, danze sacre per intrattenere e soddisfare le divinità Shintō), condotto esorcismi, recitato oracoli ed espulso il kegare (穢れ, lo stato di inquinamento e contaminazione).

Solitamente i caratteri che costituiscono la parola miko sono 巫女 (巫, kannagi/fu, sciamanesimo – 女, onna, donna), tuttavia può anche essere scritta con 神子 ( 神, kami, dio – 子, ko, bambino). Un altro modo per descrivere le miko è o-mikanko (御神子) oppure maihime (舞姫) che si riferisce appunto alle miko che eseguono le danze sacre.

MA COSA INDOSSANO LE MIKO?
L’abito indossato dalle miko è costituito da un hakama (袴) scarlatto e un kosode (小袖) bianco (colore che nello Shintō simboleggia la purezza) dalle maniche corte.

Hakama a lanterna (行灯袴, andon bakama)

In origine il cavallo del pantalone era all’altezza dei fianchi ma, nell’era Meiji, l’educatrice Utako Shimoda (下田歌子) inventò l’hakama a lanterna (行灯袴, andon bakama) dalla forma uguale a quello tradizionale, ma senza la divisione tra le gambe, praticamente una gonna. Quest’ultimo veniva indossato principalmente dalle studentesse e divenne così popolare che successivamente fu introdotto anche alle miko. Pertanto, sebbene ancora oggi vada molto di più l’hakama a lanterna, in alcuni santuari adottano l’hakama tradizionale soprattutto quando viene eseguita la danza kagura per evitare che si verifichino inconvenienti causati dalla difficoltà dei movimenti.

Due giovani miko con indosso il chihaya (千早)

Inoltre, in momenti formali come quando si presta servizio ad un rituale Shintō o si esegue la danza kagura, sul costume tradizionale viene indossato il chihaya (千早), un largo indumento aperto dalle lunghe maniche. 

Per quanto riguarda l’acconciatura, è fondamentale legare dietro i lunghi capelli neri per poi adottare la tecnica emoto yui (絵元結) puramente decorativa che prevede una combinazione tra carta danshi (檀紙), mizuhiki (水引) e takenaga (丈長). Tuttavia ci sono anche casi in cui vengono aggiunte delle ciocche di capelli (髢, kamoji) per allungarli ulteriormente.

Gli strumenti tradizionali utilizzati dalle miko includono invece l’azusa yumi (梓弓, arco in legno di catalpa), il tamagushi (玉串, rami di alberi di sakaki) e il gehōbako (外法箱, una “scatola sovrannaturale”). Ma durante le cerimonie adottano anche campane, tamburi, candele e ciotole di riso.

QUANTE MIKO ESISTONO?
Secondo la classificazione dello scrittore Kunio Yanagita (柳田國男), considerato il padre degli studi sul folclore giapponese, e l’antropologo Taro Nakayama (中山太郎), le miko si suddividono approssimativamente in miko che praticano lo sciamanesimo e miko che praticano il rito del kuchiyose (口寄せ, le evocazioni degli spiriti) che per una questione di comodità chiamerò miko medium. Secondo Yanagita, le miko sciamane vengono chiamate miko nella regione del Kanto e ichiko fra i centri di Osaka e Kyoto, mentre le miko medium, miko ad Osaka e Kyoto, ichiko o azusa miko nella zona di Tokyo e itako a Tohoku. In base a questo, Yanagita affermò: “In origine, queste due tipologie erano rappresentate dalla stessa persona ma, col passare del tempo, vennero divise in coloro che vagavano e praticavano evocazioni e coloro che servivano a corte.” 

Secondo il Mikoko (巫女考) di Kunio Yanagita, c’erano molte miko, tra cui anche le sciamane e le medium, che continuavano il loro sacerdozio dopo essersi sposate, le ikasuri no mikannagi (座摩巫) che praticavano da quando avevano 7 anni e poi si ritiravano dopo il matrimonio e infine le monoimi (物忌み) del santuario di Kashima (鹿島神宮), le itsukime (斎女) e le saiō (斎王) del santuario di Ise (伊勢神宮) che conducevano una vita nubile.

UN PO’ DI STORIA
Durante il periodo Jomon (縄文時代, Jōmon jidai, 10000 a.C. – 300 a.C.), tra le varie attività svolte dai prestigiatori e dai sacerdoti per placare gli dèi del pre-Shinto (古神道, ko-shintō) c’era quella del kannagi (巫, sciamanesimo), un rito che prevedeva l’evocazione degli spiriti (神降し, kamioroshi) e la possessione (神懸り, kamugakari) da parte di questi dei propri corpi, fungendo in questo modo da yorishiro (依り代, oggetto utilizzato nello Shintō per attirare gli spiriti). 

Si pensa che furono proprio le donne in grado di eseguire questi riti che diedero origine alle miko.

Ama no Iwato, 1880, artista sconosciuto.

È nella mitologia giapponese del Kojiki (古事記) e del Nihonshoki (日本書紀) che ritroviamo il primo archetipo della miko rappresentata da Ame no Uzume (天宇受売命), la divinità femminile Shintō che danzò di fronte alla Grotta della pietra sacra (天岩戸, ama no iwato). Mentre nel Gishi Wa-jin den (魏志倭人伝) viene descritta la figura della regina sciamana giapponese Himiko (卑弥呼) esperta di magia e stregoneria, dimostrando in questo modo che già ai tempi antichi le donne eseguivano rituali magici.

Secondo l’opera Jogan gishiki (貞観儀式), durante il periodo Heian (平安時代 Heian jidai, 794-1185), nel Dipartimento degli Affari Shintō (神祇官, jingikan) vennero istituiti gli uffici delle mikannagi (御巫, sacerdotesse) e delle danzatrici Sarume (猨女) considerate discendenti di Ame no Uzume, nei quali presumibilmente venivano eseguite anche le danze kagura (神楽, danza Shintō dedicata ai kami). 

Mentre secondo lo Shin-sarugakuki (新猿楽記) di Fujiwara no Akihira (藤原明衡), nel tardo periodo Heian le miko dovevano saper padroneggiare quattro abilità: uranai (占い, chiromanzia), kami-asobi (神遊, suonare musica e ballare davanti agli dèi, nonché seconda parte della danza kagura), yotsura (寄絃, suonare l’arpa giapponese) e kuchiyose (口寄, tecnica per comunicare con gli spiriti).

Dal medioevo in poi la danza kagura venne regolarmente eseguita dalle miko nei principali santuari di tutto il paese e venne anche aggiunta ai riti di evocazione, motivo per cui anche oggi l’atto di evocazione o preghiera viene talvolta definito kagura.

Kyokugomo (曲独楽)

Successivamente divenne più acrobatica dando luogo alla kyokugomo (曲独楽) e alla shishimai (獅子舞, danza del leone) che non necessitano di essere necessariamente eseguite dalle miko

Alcuni sostengono che l’attrice e ballerina giapponese Izumo no okuni (出雲の阿国), che ha dato origine al kabuki odori (danza kabuki) da cui a sua volta è nato lo stesso kabuki (歌舞伎, tipo di rappresentazione teatrale giapponese), era una miko del santuario di Izumo (出雲大社); questo rivela come i rituali magici che venivano svolti in passato siano stati perfezionati e poi propagati come una forma d’arte per intrattenere il pubblico.

Nella società moderna, il numero di miko è diminuì a causa del controllo dei rituali Shintō da parte dei sacerdoti, del declino economico dovuto alla diminuzione dei terreni dediti ai santuari e all’eliminazione dei clan locali nonché anche guardiani dei santuari. Inoltre, dato che solo agli uomini era permesso ereditare il nome, molte miko iniziarono a sposarsi per tramandare i nomi delle loro famiglie.

Con la Restaurazione Meiji (明治維新, Meiji ishin, 1853-68) ci fu un cambiamento radicale a discapito dello scenario ritualistico, infatti il 15 gennaio del 1873 il Ministero dell’Educazione Religiosa (神祇省, Jingishō) vietò tutte le attività di predizione del futuro eseguite dalle miko mediante l’evocazione e la possessione degli spiriti. Questa ordinanza fu comunemente chiamata Miko Kindanrei (巫女禁断令) e venne imposta sia perché c’era stato un tentativo di riorganizzazione del sistema Shintō e sia perché c’era il movimento di occidentalizzazione del Giappone, bunmei kaika (文明開化) che negava tutte le idee confuciane e i pensieri feudali tradizionali e secolari per ispirarsi alla posizione politica, economica e giuridica dell’Occidente di quel momento.

Questo divieto privò il lavoro a quasi tutte le miko che offrivano servizi di preghiera al di fuori dei santuari, sebbene alcune di loro continuarono ad operare attraverso la partecipazione ai santuari tradizionali o alle nuove scuole Shintō. 

LE MIKO OGGI
Oggigiorno le miko lavorano per i santuari principalmente con il ruolo di sostegno per le funzioni dei sacerdoti e occasionalmente si esibiscono in danze kagura.

Molte ragazze nascono miko in quanto figlie del sacerdote oppure sue parenti strette, ma nel caso in cui non si avesse alcun legame di parentela è necessario avere la qualifica di sacerdozio per diventarlo. Non si può di certo affermare che ci siano molti posti vacanti per questo ruolo, ma quando succede si possono persino trovare le offerte di lavoro pubblicate sui giornali!

Tuttavia, durante i periodi impegnativi come il Capodanno, aumentano le richieste di lavoro part time per la posizione di miko che in questo caso vengono denominate “aiutanti” (助勤, jokin) e vengono reclutate o direttamente dai santuari oppure attraverso i college o le scuole superiori. In alcuni santuari viene fatta la distinzione tra le miko part-time e quelle professioniste chiedendo a quest’ultime, ad esempio, di indossare il chihaya.

Mentre alcune delle studentesse che studiano nelle scuole sacerdotali lavorano momentaneamente per i santuari come apprendiste miko.

Nei grandi santuari, durante le cerimonie o i riti, le miko professioniste eseguono la urayasu no mai (浦安の舞) o la kagura, mentre nei santuari di dimensioni più piccole sono le giovani ragazze locali a rivestire il ruolo di miko, unendosi a volte anche alla processione Shintō dei bambini (稚児行列, chigo gyōretsu).

Ciononostante, ormai il tempo che le donne dedicano al ruolo di miko è molto poco in quanto la maggior parte di loro si ritira quando ha compiuto i vent’anni avendo iniziato a lavorare al termine della scuola. 

Articolo scritto da Maryrin

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