10
Apr
2020
6

“Passeggiata?”

“Passeggiata?”
Lessi il messaggio senza nascondere l’emozione che mi suscitò, era tutta la giornata che speravo di riceverlo.
Uscii di casa e lo trovai lì davanti al mio cancello che mi aspettava. Era estate e, nonostante durante tutto il giorno avesse fatto caldo, quella sera soffiava una piacevole brezza. Lui indossava una leggera felpa di cotone con dei bermuda e un sorriso lucente che risaltava sullo sfondo della notte buia. Un dio del Sole che scendeva ad illuminare le serate della ninfa Clizia ormai trasformata in fiore perché consumata dall’amore non corrisposto per lui.
Lo salutai, stando molto attenta a non avere alcun tipo di contatto fisico, per evitare di fargli notare il mio tremolio scaturito dalla mia agitazione.
Iniziammo ad incamminarci sotto una luna leggermente più grande e più bella del solito, una luna che quella sera incantava esibendosi in tutto il suo splendore nella sua fase di plenilunio.
Parlammo dei sogni che tenevamo custoditi sotto il letto per combattere i mostri che qualche notte venivano a farci visita e dei momenti trascorsi tra i banchi di scuola molti anni prima.
“Sai, ho conosciuto una ragazza che ha i miei stessi gusti. L’ho incontrata l’altro giorno per un caffè ed è stato davvero piacevole parlare con lei” disse improvvisamente.
Forse fu per la naturalezza con cui le sue parole uscirono dalla sua bocca o forse per l’entusiasmo che traspariva dalla sua voce che il mio cuore iniziò a tremare.
“Sono contenta per te. È sempre bello fare nuove conoscenze” risposi, cercando di sorridere mentre poggiavo la mano sull’altro braccio e, senza farmi vedere, mi davo un pizzicotto per sfogare in qualche modo tutta l’inquietudine che si era accumulata in quel piccolissimo lasso di tempo. “Soprattutto se poi si rivelano essere così interessanti” conclusi.
La Gentil Sfera che irradiava il nostro cammino sarebbe stata fiera di me, Lei che per millenni aveva costantemente mantenuto a noi nascosta l’altra sua faccia, rivelando solo la sua maschera più radiosa.
Mi riaccompagnò a casa, ringraziandomi per avergli fatto compagnia anche quella sera. Poi alzò lo sguardo al cielo, “stasera si riesce a vedere molto bene il Grande Carro”.
Osservai distratta lì dove mi stava indicando, rimanendo in silenzio e ripensando alle parole di poco prima.
“Tutto bene?” Mi chiese.
“Oh sì. Stavo solo pensando…”, risi imbarazzata, “ad Apollo, che traina il suo carro…”
Mi guardò incuriosito, cercando di capire da dove provenisse quel pensiero, senza sapere che in realtà ne fosse stato proprio lui l’artefice.
“Capisco. Deve essere davvero un ragazzo fortunato l’Apollo di cui parli.”
Volsi immediatamente lo sguardo verso di lui, chiedendomi come avesse fatto a capire il riferimento.
“Voi donne siete davvero trasparenti” constatò. “Quando in realtà Apollo è già al tuo fianco e non te ne rendi conto” aggiunse scherzando. Finsi di ridere alla battuta e gli diedi la buonanotte con un gran vuoto nel petto, quando invece avrei solo voluto fargli sapere che aveva ragione e che in realtà lo avevo sempre pensato.
Chiusi il cancello alle mie spalle e mi avviai verso casa.
“Buonanotte mia dolce Dafne, dormi bene” sussurrò tra sé il ragazzo.

Maryrin

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